Mercato del cacao, dopo la corsa folle adesso c’è una brusca frenata


Sono settimane particolarmente complicate per il mercato del cacao, che dopo aver raggiunto prezzi record nelle scorse settimane ha improvvisamente imboccato una via ripida in discesa. Paradossalmente proprio i feroci rialzi di prezzo dei mesi addietro sono la causa principale degli ultimi crolli.
Lo scenario sul mercato del cacao
La domanda molto intensa e il calo di produzione soprattutto in Costa d’Avorio e Ghana, i due maggiori produttori al mondo di cacao (messi assieme fanno il 60% del totale), avevano esercitato una forte pressione rialzista sui prezzi, che erano volati sui diecimila euro per tonnellata (fonte dati eToro).
Ma nelle ultime settimane lo scenario si è capovolto, con i prezzi sul mercato del cacao che sono andati in picchiata scendendo a circa 8.500 dollari per tonnellata, come non succedeva dalla fine del 2024.
La ragione dell’inversione di rotta
Il principale motivo per cui c’è stato questo rovesciamento di scenario sul mercato del cacao è che i prezzi record registrati nei mesi precedenti hanno finito per intaccare la domanda. Fino a qualche tempo fa era ancora estremamente robusta, ma le cose sono cambiate soprattutto dopo i “warning” lanciati dai giganti del cioccolato Hershey e Mondelez.
Il primo ha dovuto ammettere che dovrà riformulare la ricetta di alcuni suoi prodotti sostituendo parzialmente il cacao con altri ingredienti per ridurre i costi di produzione. L’altro ha preannunciato che potrebbe intraprendere una strada analoga per le stesse ragioni, ma nel frattempo ha rivisto le proprie previsioni del 2025 ritoccando al ribasso l’utile atteso del 10%.
I segnali che arrivano
Il rallentamento della domanda di cacao è confermato da alcuni segnali che sono giunti di recente. Soprattutto in Nord America c’è stata una prima sensibile flessione della richiesta. Questo scenario ovviamente ha allarmato gli investitori, le cui vendite (quelle a scopo speculativo che seguono abitualmente una trend following strategy) hanno provocato un ulteriore ribasso dei prezzi. Il tutto peraltro avviene mentre alcune regioni dell’Africa occidentale segnavano un miglioramento delle condizioni produttive, cioè un’offerta più alta, alimentando la pressione ribassista sul prezzo.
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