Inflazione alta, se la BCE non interviene rischia di perdere credibilità
7 Novembre 2021 da helly
La crescita robusta dell’inflazione è diventata una brutta gatta da pelare per la BCE. Di fronte ai dati crescenti e alle prime mosse di altri istituti centrali, diventa sempre meno difendibile la posizione della Eurotower.
Finora i policy makers UE si sono allineati al resto del mondo, affermando che la fiammata dell’inflazione è solo un “fenomeno temporaneo”. Ma ora questa dialettica non regge più.
La BCE e il problema inflazione
Uno sguardo ai dati rende evidente la situazione. Pochi giorni fa Eurostat ha stimato un aumento dei prezzi al consumo del +4,1% durante il mese di ottobre. Un bel balzo rispoetto al +3,4% registrato nel mese precedente. Neppure gli analisti, che pure si aspettavano un aumento, erano arrivati a quel livello. Per loro si viaggiava verso +3,7%.
Il valore dell’inflazione raggiunto a settembre è il più alto toccato dall’indice IPC negli ultimi 13 anni.
La crisi energetica non c’entra più
Non regge più neanche la scusa che è tutto frutto del balzo dei prezzi energetici. Perché se è vero che petrolio, gas naturale e perfino il carbone stanno volando, è altrettanto vero che l’inflazione core – che viene proprio depurata delle componenti energitici e alimentari – è comunque al 2,1%, al di sopra dell’obiettivo del +2,0% della BCE.
Altrove si stanno muovendo
E’ vero che questo scenario è diffuso ovunque, insomma potrebbe fare pensare alla logica del “mal comune mezzo gaudio“. La FED ad esempio deve fronteggiare una crescita dell’inflazione pari al +4,4%, ai massimi livelli da 30 anni e con un indicatore ATR che ha impennato verso l’alto.
Il punto però è che altrove già si stanno muovendo per correggere la politica monetaria, perché l’inflazione sta cominciando a diventare un serio problema per l’economia dell’eurozona.
Una questione di credibilità
Da qui nasce la scomoda posizione della BCE, che finora – nonostante l’evidenza dei fatti – ha continuato a sostenere che dell’aumento inflazionistico è da ritenersi temporaneo. Un mantra che serve a giustificare la volontà di restare guardinghi e continuare con una politica monetaria espansiva.
Fin quando l’inflazione aveva un andamento a Zig Zag era pure credibile, ma adesso a questo mantra gli operatori economici cominciano a non credere più e l’istituto centrale corre il serio rischio di perdere qualsiasi credibilità.
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